Un tour nella Firenze dei migranti per conoscere la propria città da un altro punto di vista

Ci sono vari modi di vedere la propria città. Camminando, andando in bicicletta, girando per negozi “tipici”, mangiando il lampredotto, per esempio (che a me non piace particolarmente, in realtà). E poi c’è un modo ancora diverso di vederla: attraverso gli occhi degli altri, di chi la vede per la prima volta o di chi la vede e vive in un altro modo.

Ed è possibile attraverso la “passeggiata migranda”, organizzata in collaborazione con Oxfam Italia, che permette di vedere la città in un modo più vivo, entrando nel tessuto sociale, conoscendo la storia delle persone che caratterizzano quella zona.

Ma partiamo dall’inizio.

Succede che un giorno alcuni ragazzi e ragazze, perlopiù studenti, sia fiorentini che cittadini stranieri, pur studiando la maggior parte di noi argomenti tutt’altro che attinenti all’impresa, decidono di partecipare a un progetto europeo “Youth in Action” (i cui partner sono Avec Onlus e Tandem Social) chiamato Social Impact and Job Creation.

Alcuni di loro vanno a Barcellona e incontrano i partner catalani del progetto, portando loro come doni cantuccini e guide di Firenze. Due mesi dopo i ragazzi di Barcellona, come previsto dal progetto, arrivano a Firenze (anche loro con regali).

Ed è qui, forse, che inizia la storia.  In un caldo sabato di Maggio in Piazza Santa Maria Novella dove catalani e italiani cercano di comunicare tra di loro ormai confusi dalla mescolanza di lingue. Una guida keniota che vive a Firenze da 20 anni e parla fiorentino meglio di alcuni di noi. Un tour che sta per cominciare e di turistico non ha niente.

Sono le tre di pomeriggio e da piazza Santa Maria Novella, dopo brevi cenni storici alla Chiesa e al monumento (avete mai notato le tartarughe che ruotano attorno al pilastro?) ci muoviamo verso via Palazzuolo. Varchiamo il portone dell’Associazione Anelli Mancanti, una struttura che aiuta i migranti ad inserirsi nella città insegnando loro l’italiano e i propri diritti civili. Lì ci accoglie il profumo del tè alla menta marocchino appena fatto e in sottofondo una musica dai toni vivaci e colorati. Dopo la spiegazione delle principali attività del centro da parte di due volontarie un po’ timide, proseguiamo la passeggiata alla volta di un parrucchiere africano. Qui Jackline, la nostra guida, ci spiega la difficoltà per lei e non solo, di gestire capelli non proprio lisci. Per fortuna che in Via Palazzuolo c’è la soluzione!

La successiva tappa è una macelleria araba dove si può comprare la carne halal, macellata secondo certi principi tipici dell’Islam. Una vetrina fornita di spezie e prodotti dai nomi impronunciabili e una conversazione in arabo tra un cliente e il proprietario ci fa dimenticare di essere a Firenze.

L’ultima fermata di questo tour alla scoperta di una città dai mille sentieri nascosti è un bar Somalo. Quando entriamo la proprietaria ci accoglie con calorosi sorrisi e un italiano con cui si fa intendere. Qui beviamo tè e caffè profumati allo zenzero e al cardamomo. Un lieve pizzicore alla gola lasciato dalle spezie ci fa calare in un’altra realtà. Proviamo un dolce tipico squisito e una marmellata solida che si mangia a tocchetti fieramente preparata dalla donna del locale.

Ormai sono quasi le cinque e mezzo, la passeggiata migranda è finita, lasciando a noi fiorentini, doc e meno doc, la consapevolezza di poter vedere una città che cambia con le persone che la abitano, e regalando ai catalani la fortuna di poter visitare quei luoghi con gli occhi di chi, come loro, non è nato a Firenze e ancora si meraviglia.